Vince solo chi si adatta

Vince solo chi si adatta


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Come più volte abbiamo detto il CrossFit mette a dura prova ognuno do noi, non solamente dal lato fisico ma anche e soprattutto da quello psicologico. Per alcuni si tratta di vincere le proprie paure, per altri di superare i propri limiti, per altri ancora sfoderare il proprio lato competitivo; sono tutti aspetti che ognuno di noi manifesta in misura diversa all’interno di quel gruppo di persone che è la comunità che ruota intorno al box.

Una comunità regolata in verità da pochissime semplici regole alle quali tuttavia qualcuno non riesce ad adattarsi ritenendo in virtù di chissà quale potere di essere immune dall’adeguarsi. Si tratta di normali dinamiche di gruppo che si manifestano in qualsiasi ambito nel quale vi sono piû elementi chiamati ad interagire tra di loro in situazioni estreme. Esiste una teoria, detta dei sistemi adattativi complessi, la quale sostiene sostanzialmente che più “agenti”, dotati di un set minimale di regole di comportamento, se lasciati a loro stessi iniziano a sviluppare una sorta di collaborazione organizzata che li porta a crescere insieme isolando quelli che tra loro non sono in grado di adattarsi alla nascente situazione.

E’ una teoria che riprende in parte quella di Darwin sulla sopravvivenza della specie e che si applica perfettamente a qualunque fenomeno sia generato da soggetti che interagiscono sulla base di un serie di regole. La sopravvivenza all’interno del gruppo è strettamente legata alla capacità di adattarsi e qualunque tentativo di sopravvivere senza un adattamento di base porta inevitabilmente all’isolamento ed in ultima analisi al non funzionamento.

Portata a livello della comunità che ruota intorno a box questa teoria si riallaccia al discorso dell’ego da lasciare alla porta nel senso che mentre la maggior parte degli agenti, in questo caso delle persone, coglie a pieno gli insegnamenti di umilità che il CrossFit implica, alcuni ritengono che ogni loro progresso dia loro una sorta di legittimazione ad essere superiori ad altri decidendone talvolta le sorti o interferendo con le loro scelte. Ogni volta che un agente non collaborativo si sente minacciato, mette in atto delle strategie che seppur perfettamente rientranti tra le regole di comportamento ammesse, nascondono una deliberata volonta di provocare dei danni ad altri elemmenti considerati potenzialmente nemici. Anche questo è un modo, un po’ contorto di essere competitivi che solitamente punta ed eliminare non tanto colui che è percepito come il diretto concorrente, ma quegli agenti che ne hanno sostenuto l’ascesa.

Ora il bello è che nonostante in prima istanza questa strategia distruttiva sembri portare effettivamente dei risultati favorevoli a chi l’ha messa in atto, poichè produce l’eliminazione delle potenziali minacce, su un periodo di tempo piû lungo di ritorce inevitabilmente su chi l’ha attuata provocandone l’isolamento e a volte addirittura la distruzione. Ciò è possibile perchè gli altri agenti, che all’inizio si dimostrano collaborativi in totale buona fede, scoprono abbastanza presto che nonostante l‘apparente rispetto delle regole di comportamento stabilite per ogni singolo componente del gruppo, vi sono state delle manipolazioni da parte di coloro che credendosi migliori hanno tentato di strumentalizare gli altri al fine di ottenere il loro scopo.

Nel momento in cui, all’interno di un gruppo, anche solo pochi elementi si rendono conto di essere stati letteralmente usati, scatta immediatamente una sorta di difesa che porta chi la ha ingannati ad essere isolato.

Tutto questo discorso per dire che chi non lascia veramente l’ego alla porta e non si colloca nello spazio ad esso destinato dalle regole prima e dalla combinazione dei comportamenti deisingoli elementi del gruppo adattandovisi, verrà alla fine isolato e reso inadeguato a prescindere da quanto sottili ed insospettabili siano state le sue strategie per tentare di eliminare una situazione di conflitto senza affrontarla direttamente ma avvalendosi degli altri componenti del gruppo. Nel loro est di struzioni, o per meglio dire neli comportamenti a loro concessi non vi è quello del controllo e tentare di prenderlo attraverso la distorsione delle regole ammesse non è una strategia vincente quanto lo è invece l’adattamento.

Se quindi ad alcuni capita di sentirsi “fuori dal gruppo” o miniccati da altri componenti del gruppo da un qualunque punto di vista competitivo è solo ed esclusivamente perchè non sono in grado di adattarsi alla situazione ed in realtà il loro vero problema sono loro stessi e prima o tardi si renderanno conto che solo adattandosi alle regole riusciranno a migliorare il loro comportamento ed essere veramente accettati da tutto il gruppo. Di base infatti, non esiste malafede se non quella erroneamente percepita da soggetti che non sanno sostenere la competizione. Alla fine, dunque, tutto si sistema rientrando nelle regole.

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