Siamo tutto boscaioli

Siamo tutto boscaioli


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Il posto di oggi prende spunto da una storia di Jorge Bucay, uno psicologo e drammaturgo Argentino tuttora vivente il quale nel suo libero intitolato “Déjame que te cuente” del 2002 ed edito in Italiano da Rizzoli nel 2004, inserì la storia del boscaiolo tenace; un racconto spesso utilizzato a titolo esemplificativo da psicologi e motivatori e che noi abbiamo scovato grazie al sito del Dott. Pier Lugi gallucci, psicologo torinese.

“C’era una volta un boscaiolo che si presentò a lavorare in una segheria. Il salario era buono e le condizioni di lavoro ancora migliori, per cui il boscaiolo volle fare bella figura. Il primo giorno si presentò al caporeparto, il quale gli diede un’ascia e gli assegnò una zona del bosco. L’uomo, pieno di entusiasmo, andò nel bosco a fare legna. In una sola giornata abbatté diciotto alberi. “Complimenti” gli disse il caporeparto. “Và avanti così”. Incitato da quelle parole, il boscaiolo decise di migliorare il proprio rendimento il giorno dopo. Così quella sera andò a letto presto. La mattina dopo si alzò prima degli altri e andò nel bosco.

Nonostante l’impegno, non riuscì ad abbattere più di quindici alberi. “Devo essere stanco” pensò. E decise di andare a dormire al tramonto. All’alba si alzò deciso a battere il record dei diciotto alberi. Invece quel giorno non riuscì ad abbatterne neppure la metà. Il giorno dopo furono sette, poi cinque, e l’ultimo giorno passò l’intero pomeriggio tentando di segare il suo secondo albero. Preoccupato per quello che avrebbe pensato il caporeparto, il boscaiolo andò a raccontargli quello che era successo, e giurava e spergiurava che si stava sforzando ai limiti dello sfinimento. Il caporeparto gli chiese “Quando è stata l’ultima volta che hai affilato la tua ascia?”. “Affilare? Non ho avuto il tempo di affilarla: ero troppo occupato ad abbattere alberi”.

Siamo tutti, chi più, chi meno, come il boscaiolo del racconto e spesso perdiamo di vista il filo dell’ascia per concentrarci sul numero di alberi da abbattere. 

Il messaggio è abbastanza chiaro e cioè che per ottenere dei risultati di un certo rilievo la motivazione non è tutto ma che occorre anche un buon metodo di allenamento, sistematico e calibrato sui propri obiettivi. In pratica se la motivazione è una buona base da cui partire e la volontà di fare bene una molla notevole, risulta difficile approdare a qualcosa senza un metodo. Ciò vale sia per il quotidiano che per l’attività sportiva, a maggior ragione per chi intende competere nei vari Throwdown ed eventi in cui il livello prestazionale è oggettivamente alto e frutto di una precisa metodologia di allenamento che include tutti gli aspetti del CrossFit. Siamo tutti, chi più, chi meno, come il boscaiolo del racconto e spesso perdiamo di vista il filo dell’ascia per concentrarci sul numero di alberi da abbattere.

Se qualcuno si chiedesse quali sono gli ingredienti per un buon programma di allenamento la risposta è che non si tratta solo di aspetti “atletici” in senso stretto m anche ed in buona parte di aspetti mentali ed organizzativi, tanto da affermare che non sbaglia chi sostiene che buona parte del risultato è nella testa.  Occorre in primis sviluppare una mentalità vincente che punta alla consapevolezza di essere in grado di raggiungere un certo risultato e che, ovviamente, sarà supportata dalla determinazione e dalla costanza. Anche l’uso di un linguaggio da vincente sarà di grande aiuto così come evitare si auto-sabotarsi con scuse di ogni genere pur di giustificare ciò che in realtà è frutto solo del fatto di credersi inadeguati. Ancora una volta il fragile “ego” va lasciato alla porta del Box e per tornare al nostro boscaiolo, è essenziale trovare il tempo per affilare la propria ascia ed imparare ad ottimizzarne l’uso, ogni giorno.

 

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