Quattordiciuno

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Il primo WOD degli Open, il tanto atteso 14.1 è quasi al termine della sua vita, ancora poche ore per eseguirlo ed alle 02:00 di stanotte non sarà più possibile postare il proprio risultato. Questo WOD, così come tutta l’esperienza degli Open, ha insegnato qualcosa a tutti, sia agli atleti più esperti, sia a quelli che da poco si sono avvicinati al CrossFit.

Ieri su Facebook, dopo le i primi atleti ad aver eseguito il 14.1 abbiamo notato questa frase di Carlo M. Starti di CrossFit Varese: “A tutti quelli che non faccio gli Open perché mi fa male il ginocchio e poi giocano a calcetto ogni settimana… A tutti quelli che non mi iscrivo agli Open perché tanto non vinco… A tutti quelli che peccato se non mi facesse male la spalla ma l’anno prossimo… A tutti quelli che non so fare i Double Under… Non avete capito niente dello spirito degli Open.”

Nel nostro Box abbiamo avuto un caso di una ragazza la quale, spinta dall’entusiasmo e dal fatto che i coach avevano fatto un discorso in cui esortavano tutti ad iscriversi agli Open, quando si è ritrovata a fronteggiare i Double Unders per i quali non era affatto preparata perchè non ne aveva mai nemmeno fatto uno, stava per mollare tutto e ritirarsi. A quel punto l’insistenza degli altri atleti presenti al box per fare quello stesso 14.1 e dei coach l’ha spinta a provare comunque. Il suo risultato è stato di 7DU. Forse per coloro che sono abituati a farne 50 in meno di un minuto di seguito non sarà un grande risultato, ma sicuramente ricorderanno la gioia provata al loro prima DU riuscito dopo centinaia di tentativi e di “frustate” in ogni parte del corpo. Una vera conquista.

Per questa ragazza il risultato raggiunto, quei 7 DU in 10 minuti, sono stati probabilmente una delle conquiste più importanti mai ottenute 

Per questa ragazza il risultato raggiunto, quei 7 DU in 10 minuti, sono stati probabilmente una delle conquiste più importanti mai ottenute, tanto che oltre a commuoversi lei stessa per essere riuscita laddove pensava di non farcela, anche quelli che erano presenti al suo WOD si sono commossi con lei. Lei alla fine ha creduto in chi le ha suggerito di non mollare tutto ed ha avuto comunque la sua piccola-grande vittoria. Ecco, questo è lo spirito degli Open, o meglio, uno egli aspetti degli Open. E’ quel meccanismo che ti spinge a dare il tuo massimo comunque e a mettere da parte la paura di ferire il tuo ego per metterti alla prova e vedere cosa effettivamente riesci a fare.

Ci sono poi stati quelli che se solo una settimana prima si sentivano pronti per affrontare Froning, dopo il 14.1 hanno dovuto darsi una realistica ridimensionata rendendosi conto che, se da un lato la determinazione e l’ottimismo sono importanti e necessari, anche una buona dose di realismo e di preparazione sono altrettanto basilari per poter conseguire determinati risultati. Molti hanno dunque rivisto al ribasso le loro aspettative rendendosi conto che non basta saper fare un certo esercizio, ma che occorre anche saperlo fare bene mantenendo tecnica e concentrazione quando la fatica avanza. In effetti  è ciò avviene anche nel WOD, ma la pressione, l’ansia della performance ed un giudice li a chiamare tutte le Norep, di certo non aiutano a dare il massimo. Come ha osservato Giorgio Beltrami di CrossFit Cantù durante una conversazione: “Si poi i DU sono spesso un problema perché si sottovaluta la cosa. Ho visto fenomeni impiccarsi con quella corda….

Molti hanno dunque rivisto al ribasso le loro aspettative rendendosi conto che non basta saper fare un certo esercizio 

Anche coloro che hanno scalato sempre i WOD pensando di avere tutto il tempo per imparare a fare un certo esercizio, nello specifico sempre i DU, si sono resi conto che non ci si può sempre tenere nella “comfort zone” ma che comunque bisogna progredire arrivando al fine a fare l’esercizio “come deve essere”e non fare finta di niente. E’ il caso di Marco de Matti, sempre da Varese, il quale ha dichiarato, su Facebook: “Lo sapevi, eppure hai traccheggiato sui DU. Adesso prova a lamentarti, idiota!” Poi il 14.1 ha creato, come sempre, gli eterni indecisi, quelli che pur avendo conseguito un buon risultato, vorrebbero fare e rifare per cercare di migliorare ancora, come il buon Steve Gas di CrossFit Meda che ha scritto: “io sono in crisi perché non so se rifarlo domani o meno“.

Chi scrive dovrà affrontare il 14.1 oggi e un po’ come quegli studenti che si mettono sui libri solo la settimana prima degli esami, ha passato il weekend a saltare per cercare di migliorare i propri DU, forte del fatto che il suo allenamento nel WL con dei professionisti, gli darà qualche vantaggio negli Snatch che, in questo 14.1 , sono un po’ passati in secondo piano come se tutti fossero dei campioni di strappo. A dire il vero anche questa parte del 14.1 ha dato filo da torcere a molti ma, considerando le “agevolazioni” a livello di regolamento che di fatto hanno trasformato il tutto in semplici “Ground to Overhead” ala fine richiedevano meno abilità rispetto ai DU.

Non so quale sarà il mio risultato, ma so molto bene quello che ho imparato 

Non so quale sarà il mio risultato, ma so molto bene quello che ho imparato e cioè che come una mosca che sbatte contro un vetro non mollerò fino alla fine, che il problema dei DU si ripresenterà quasi sicuramente sotto altra forma nel 14.2, che se le skills da allenare sono 10 è meglio allenarle tutte, che quando qualcosa non ci piace conviene sempre mettercisi di impegno per cercare di affrontarlo ed archiviarlo, che il Rocktape è una grande invenzione e che quando si ha a che fare con delle Speed Rope fatte con filo d’acciaio è sempre meglio tenersi addosso il più cose possibile.

Arrivederci al 14.2; come qualcuno disse una volta: “comunque vada, sarà un successo” anche se il vostro cognome non finisce per “dottir” o “sson”.
Pure questo è lo spirito degli Open.

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