Mind the gap

Mind the gap


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Con l’arrivo dell’Estate tutto sembra più complicato; dal grande caldo nel box ai WOD che sembrano essere più complicati, dalle sudate senza fine alla poca voglia di allenarsi. Tutto contribuisce a rallentare in un certo senso il passo ma non è di caldo che parleremo in questo post, bensì di come arrivare in fondo ai WOD, anche quelli più duri. Oggi si parla di Problem Solving applicato all’allenamento e non ci saranno più scuse.

La prima domanda a cui rispondere è: “cosa è il problem solving?” Per dirla in modo comprensibile si tratta di un processo mentale con cui il cui obiettivo è trovare il modo di superare gli ostacoli risolvendo al meglio ogni problematica. Parliamo di una vera a propria metodologia che comprende scoperta, analisi e soluzione di un problema. Va da se che in questo processo sono coinvolte le capacità individuali e che non esiste un unico schema da seguire quanto piuttosto delle strategie di carattere generale che passano innanzitutto dalla consapevolezza di avere un problema e di dargli la giusta definizione.

un problema è come un “gap” tra lo stato attuale e quello desiderato

Una definizione di problema che sicuramente mette tutto il discorso sotto una luce diversa e propositiva, ben lontana cioè da quella delle lamentele di chi i problemi li vive ma non li risolve, fu data nel lontano 1976 da MacCrimmon e Taylor i quali definirono un problema come un “gap” tra lo stato attuale e quello desiderato. Nel nostro caso ritenere di non saper portare a termine un WOD, ad esempio RX e cercare di modificare questa situazione. Accettando questa definizione di problema e cioè uno spazio mancante tra come uno è ora e come dovrebbe essere, allora il processo di problem solving diventa un processo di trasformazione di qualcosa che non ci piace, in qualcosa che desideriamo.

La prima mossa da fare è dunque definire il problema in modo preciso. Non è molto così semplice visto che spesso identifichiamo il problema in modo sbagliato o non ne abbiamo una visione obiettiva ad esempio quando diamo cerchiamo delle scuse per giustificare il fatto di avere un problema. Identificare il problema e dargli una definizione precisa è fondamentale per proseguire nel processo che porta alla sua soluzione così come aiuta a capire dove vogliamo arrivare.

Se non so fare i double unders non posso certo prendermela con gli strumenti che uso o l’ambiente in cui opero. Probabilmente non salto abbastanza alto o manco di coordinazione

A questo punto occorre una seria ed accurata analisi del problema che significa fondamentalmente analizzare le cause che ci impediscono di realizzare il nostro desiderio. Vi sono cause interne, sulle quali è più facile lavorare e cause esterne che saranno di più difficile soluzione. L’importante è no confondere le prime con le seconde il che, in parole semplici, vuol dire essere obiettivi al punto da arrivare ad ammettere i proprio limiti senza ribaltare ogni responsabilità sugli altri. Ad esempio se non so fare i double unders non posso certo prendermela con gli strumenti che uso o l’ambiente in cui opero. Probabilmente non salto abbastanza alto o manco di coordinazione.

Con il problema definito e ben analizzato sappiamo ora dove andare a lavorare per trovare la soluzione e siamo pronti per identificare le possibili soluzioni che saranno sostanzialmente dei percorsi da utilizzare per appianare quel gap di cui si parlava all’inizio. VIsto che durante l’analisi saranno uscite fuori varie problematiche intermedie la cui somma contribuisce a creare il problema finale, meglio pensare a quanti più possibili modi per affrontarle e visto che in questa fase siamo ancora a livello di “possibilità”, è imperativo non escludere nulla, anche ciò che può sembrare assurdo o strano.

Definite le possibili soluzioni è il momento di scegliere quella che si adatta meglio alla situazione. Anche qui la valutazione è assolutamente soggettiva. Alcuni ad esempio possono associare validità della soluzione al tempo impiegato per raggiungerla, altri al suo costo e così via. L’importante è arrivare alla convinzione che il percorso risolutivo scelto sia quello migliore e crederci.

E’ arrivato quindi il momento di agire mettendo in atto le soluzioni che si sono identificate, agendo secondo una serie precisa e ben definita di passi. Un passo alla volta verso la soluzione, senza pretendere di fare tutto subito e soprattutto tutto insieme. Anche nella preparazione di un piano di azione ci sono vari modi per agire e varie scuole di pensiero su come renderlo più efficace. A noi piace molto la politica del perseguire piccoli obiettivi uno per volta, componendo con calma ma allo stesso tempo in modo oggettivamente misurabile, quel puzzle che è la soluzione finale.

E’ opportuno concludere sottolineando il fatto che spesso un problema in realtà è tale solo perché lo chiamiamo problema, predisponendo quindi la nostra mente a trattarlo di conseguenza ma basta definirlo in modo diverso, ad esempio “ostacolo” per trovare rapidamente una via per superarlo. Potenza delle parole.

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