Meglio poco che niente. Mah.

Meglio poco che niente. Mah.


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L’altro giorno si parlava con un amico che fa il Personal Trainer qui in Ticino di come la maggior parte delle persone che si avvicina ad un programma di attività fisica si aspetti dei risultati immediati e quando scopre che dopo due settimane “non è successo niente” arriva addirittura a contestare l’istruttore o la palestra ed i suoi metodi per poi cambiarlo con un altro.

L’insoddisfazione è uno dei principali motivi che animano il turnover di clienti dei centri fitness i quali, d’altro canto, non possono che rassegnarsi al fenomeno tanto da divenirne essi stessi dei passivi attuatori. Alcuni gestori di centri fitness di dimensione medio/piccola mi hanno confessato di non darsi da fare più di tanto per stare dietro ai clienti “problematici” che alla fine se ne vanno comunque. Non è il massimo delle strategie di marketing ma ognuno fa le sue scelte e va bene così.

Il punto non tuttavia è la professionalità degli istruttori o dei personal trainer ma il fatto che è oggettivamente impossibile riuscire a raggiungere senza fatica ed in poco tempo quei risultati che molti media indicano come possibili. Il problema è che se fino a qualche tempo fa erano solo le riviste femminili a dichiarare “perdi 10 kg un due settimane senza faticare”, ultimamente ci si sono messe anche riviste un po’ più specializzate e siti internet tematici, che usano slogan poco sostenibili solo per generare interesse e traffico di visitatori.

Per ogni deluso c’è sempre una nuova soluzione pronta a rinnovare la falsa promessa dell’eterna giovinezza a costo zero 

La strumentalizzazione di ogni informazione che abbia un minimo di fondamento scientifico è quasi imbarazzante, specialmente quando si scopre che molti degli studi citati a supporto di queste bislacche teorie illusorie dicono tutt’altra cosa rispetto a ciò che invece si sostiene nell’articolo. D’altro canto le persone abituate ad ottenere tutto, subito, con poca fatica e con il minimo sacrificio sono il target di questo tipo di comunicazione che fa leva proprio sulla loro mancanza di determinazione e di volontà per proporre soluzioni apparentemente facili, quasi magiche.

Janefonda

Jane Fonda anni ’80

Purtroppo sensazionalismo senza scrupoli, disinformazione e Fitness vanno molto d’accordo ed ecco che per ogni deluso c’è sempre una nuova soluzione pronta a rinnovare la falsa promessa dell’eterna giovinezza a costo zero in termini di fatica. Così l’aerobica in videocassetta degli anni ’80 con Jane Fonda si è trasformata in Zumba o Sh’bam, la teoria delle attività a basso impatto come favorevoli all’eliminazione del grasso è diventata un credo quasi dogmatico e la tipologie dei corsi di gruppo si sono diversificate e moltiplicate come batteri. Possibile che nonostante un’offerta così vasta non ci sia nulla che alla fine riesca veramente a soddisfare le aspettative create nei consumatori? 

Beh, noi abbiamo provato personalmente ad “infiltrarci” in qualche classe di gruppo, i famigerati “corsi” e devo ammettere che molti di essi, seppure non siano mai caratterizzati da grandi intensità di lavoro, possono essere duretti, tanto da portare qualche risultato a chi persevera con impegno e li considera un aspetto di uno stile di vita che include anche l’altra faccia della medaglia: l’alimentazione. Eppure, ciò che abbiamo visto spesso, sono movimenti eseguiti male, con disinteresse, senza il minimo di consapevolezza, mimando semplicemente quello che l’istruttore o gli altri stanno facendo con un fare più da serata in discoteca che non da allenamento in palestra.

Vero è che la maggior parte delle persone alla fine non crede mai fino in fondo di poter cambiare e trova più facile incolpare chiunque altro

Vero è che la maggior parte delle persone alla fine non crede mai fino in fondo di poter cambiare e trova più facile incolpare chiunque altro, incluso il corso, l’istruttore, la palestra, piuttosto di ammettere la propria rassegnazione mentale, cioè un inconsapevole atteggiamento negativo autoindotto a cui è difficile porre rimedio. Alla fine lamentarsi degli altri per non farlo con se stessi è la prassi che, sfruttata o meno dall’industria e dai media, fa comunque parte del DNA di una buona fetta di esseri umani. Alla fine, se si contano quei milioni di obesi sedentari totali, anche fare Step per due volte alla settimana è sempre meglio di niente. E’ la teoria del male minore, usata spessissimo come giustificazione per non fare meglio e di più ed accontentarsi senza cercare di progredire.

Fare poco, in definitiva, è per molti meglio di niente ma occorre essere consapevoli che non è sufficiente a migliorare il proprio fitness ed il proprio stato di salute anche se il medico ha detto che basta camminare mezz’0retta al giorno. Anche egli ha ceduto alla teoria del male minore ma sa che è il solo modo per convincervi a fare qualcosa, qualunque cosa essa sia. La teoria del male minore spiega perché in centri fitness sempre più omologati, si somministrano esercizi sempre meno faticosi in modo uniforme a chiunque. E’ giusto? Certamente no ma per quelle persone che non vogliono usare la loro testa per capire e preferiscono farsi condurre su una strada chiusa già in partenza sentendosi dire quello che vogliono sentirsi dire al posto della verità oggettiva, è la sola cosa che si può fare.

Da buon evoluzionista credo che alla fine si tratti di una specie di selezione naturale tra chi vuole consapevolmente prendersi cura dell’unico corpo di cui dispone e chi invece preferisce credere alle promesse irreali che, a questo punto, si merita. Ma per coloro che vogliono evolvere, capire, sperimentare e mettersi alla prova ci sono per fortuna ancora istruttori, allenatori, coach e persone preparate in grado di accontentarli: basta volerlo e guardare un po’ più avanti del proprio naso e non parlo solo del CrossFit. Basta rendersi conto che se per molti poco è meglio di niente, per altri poco non è sufficiente.

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