Game(s) Over

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Per molti CrossFitters i CrossFit games finiscono qui, dopo aver completato un controverso Workout 14.5, non resta che guardare la propria posizione nella classifica mondiale e rendersi conto che il solo modo per partecipare ai Games quest’anno sarà quello di acquistare dei biglietti per la finale in California.

Tuttavia questi Open, soprattutto per chi li ha affrontati per la prima volta, hanno sicuramente lasciato parecchi insegnamenti e argomenti su cui fare delle profonde riflessioni. Il primo impatto su molti è stato senza dubbio un ridimensionamento delle loro aspettative ma, ancora prima, della percezione di se stessi e delle proprie capacità. Rendersi conto, ad esempio, di non saper fare un’esercizio senza scalarlo, come ad esempio nel caso dei double unders del 14.2, ha portato molti a capire che non è possibile allenarsi sempre all’interno della propria comfort zone in modalità scaled quando poi, nel momento della verità, lo scaled lascia il posto a Rx.  Molti lo hanno capito ed hanno capito che scalare è solo un passo per arrivare ad un certo punto ad eseguire l’esercizio RX, seguendo una progressione e non rimanendo al palo.

Molti, nel corso delle 5 settimane degli Open, si sono demoralizzati rendendosi conto anche che non solo il loro livello tecnico ma anche la loro capacità di sostenere un WOD fino in fondo, erano stati minati alle fondamenta 

Un altro insegnamento che tutti hanno tratto è che i Top Atleti sono tali perchè la loro dedizione ed il loro programma di allenamento sono rigidi e precisi. E’ abbastanza improbabile che un Froning o una Briggs, saltino i loro allenamento solo perchè quel giorno sono previsti WOD e/o Skills che non si ha voglia di fare. Il CrossFit è uno sport completo che richiede una preparazione completa che non permette di saltare dei WOD all’ultimo minuto solo perchè non sono compatibili con i nostri gusti. Non c’è scelta, c’è solo determinazione ed applicazione costante. Molto, finalmente l’hanno capito e ne faranno tesoro per riprovarci il prossimo anno ma anche solo per ottenere dei miglioramenti significativi nel loro stato di fitness.

Molti, nel corso delle 5 settimane degli Open, si sono demoralizzati rendendosi conto anche che non solo il loro livello tecnico ma anche la loro capacità di sostenere un WOD fino in fondo, erano stati minati alle fondamenta. Alcuni sono andati addirittura in crisi per colpa di questo sentimento di inadegutezza mentre altri, andando ben oltre le loro possibilità, si sono lanciati in performance non sempre ottimale e dai postumi spesso “dolorosi”. A tutti questi atleti diciamo che il CrossFit è anche imparare ad essere realisti rispetto alle proprie possibilità oltre che ad imparare ad amministrare la propria energia durante un intero WOD evitando di partire in questa per poi faticare ad arrivare alla fine.

In tutti questi Open, come di consueto, il ruolo della community è stato sicuramente un ruolo chiave. A partire dai commenti che spaziavano dall’ironia al sostegno, sia nei box che sui social network, tutta al comunità ha fatto molto bene il suo lavoro e cioè quello di auto sostenersi dandosi consigli, osservazioni, opinioni, pareri ma anche lanciando piccole sfide riguardanti gruppetti di atleti e via discorrendo. Ancora una volta il CrossFit ha dimostrato di avere qualcosa in più rispetto ad altri sport grazie proprio ai suoi protagonisti di ogni livello.

Il bilancio è come sempre positivo e per molti è il momento di riconsiderare le ragioni per cui fanno CrossFit e cosa fare per migliorarsi ed anche se i coach sono sempre a disposizione per dare delle indicazioni, certamente la maggior parte delle risposte arriveranno da ognuno dopo che si sarà chiesto cosa questi Open gli hanno lasciato. C’è un anno di tempo per fare meglio e sicuramente molti, in questo periodo, riusciranno a stupire sia gli altri, sia se stessi.

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